
L’ordinanza del 26 febbraio 2025 amplia il perimetro di intervento degli assistenti sanitari e ridefinisce gli atti autorizzati, la sorveglianza clinica e le modalità di collaborazione con l’infermiere. Sulla carta, il testo struttura un netto cambiamento clinico. In pratica, la sua attuazione dipende da variabili che il riferimento non regola: protocolli interni, supervisione degli infermieri disponibili, tempo di formazione reale.
Atti degli assistenti sanitari in situazioni acute: ciò che il campo non prepara
Il riferimento 2025-2026 autorizza l’assistente sanitario a intervenire in situazioni acute che fino ad ora rientravano esclusivamente nel perimetro infermieristico. La sorveglianza clinica non si limita più all’osservazione di segni generali: include ora l’analisi di parametri mirati e l’adattamento dei gesti in base allo stato del paziente.
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Il problema è strutturale. Nella maggior parte delle strutture socio-sanitarie, i protocolli di cura non sono stati rivisti dalla reingegnerizzazione del 2021. L’assistente sanitario si trova con un quadro normativo ampliato, ma con schede tecniche obsolete che non descrivono i nuovi atti autorizzati. Senza una procedura scritta validata dal responsabile sanitario, l’esercizio di questi atti rimane giuridicamente fragile.
Osserviamo un marcato divario tra le RSA e i servizi ospedalieri. In ambiente ospedaliero, la presenza continua degli infermieri consente una supervisione in tempo reale. Nelle RSA, dove l’infermiere coordinatore copre a volte più unità, l’assistente sanitario esercita i nuovi atti senza supervisione diretta immediata. Il riferimento prevede una collaborazione, non una presenza fisica continua.
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I professionisti che desiderano sapere tutto sul riferimento per assistenti sanitari 2026 trarranno vantaggio dal confrontare il testo normativo con i protocolli realmente in vigore nella loro struttura, piuttosto che limitarsi all’elenco degli atti teoricamente autorizzati.

Trasmissioni scritte e dossier di cure: la competenza più sottovalutata
Il riferimento riposiziona l’assistente sanitario come contributore attivo al dossier di cure. Non si tratta più di una semplice comunicazione orale al momento dei cambi turni. La tracciabilità scritta delle osservazioni, dei parametri rilevati e degli atti realizzati diventa un requisito formale del diploma e dell’esercizio.
Questa evoluzione presuppone due prerequisiti raramente riuniti:
- Un accesso effettivo al software di cure con diritti di inserimento adeguati al profilo dell’assistente sanitario, il che implica una configurazione informatica specifica che molte strutture non hanno ancora implementato.
- Una padronanza redazionale sufficiente per produrre trasmissioni mirate utilizzabili dal team pluri-professionale, distinte dal semplice rilevamento fattuale.
- Un tempo dedicato nella pianificazione quotidiana, mentre i rapporti di personale non sono stati rivisti per integrare questo carico documentale aggiuntivo.
La competenza digitale in salute fa ora parte del nucleo atteso. Almeno un ente di formazione la integra esplicitamente nel programma di aggiornamento. Il cambiamento è significativo per gli assistenti sanitari diplomati prima del 2021, che non sono stati formati all’uso degli strumenti digitali di tracciabilità nel loro percorso formativo iniziale.
Aggiornamento delle competenze degli assistenti sanitari: chi è realmente coinvolto
La formazione di aggiornamento si rivolge agli assistenti sanitari in possesso di un diploma rilasciato prima della reingegnerizzazione del 2021. I diplomati da questa data sono considerati formati secondo il riferimento rinnovato. La distinzione sembra semplice, ma genera situazioni ambigue sul campo.
Un assistente sanitario diplomato nel 2020 e che esercita senza interruzione da cinque anni spesso padroneggia meglio alcuni gesti clinici rispetto a un giovane diplomato. Il riferimento non prevede una validazione delle competenze acquisite specifiche per questi nuovi atti: la formazione di aggiornamento di tre giorni è obbligatoria, indipendentemente dal livello di pratica reale.
Il contenuto di questa formazione, come descritto da vari organismi accreditati, copre tre assi:
- La realizzazione dei nuovi atti autorizzati in situazioni acute, con simulazione pratica e valutazione.
- La sorveglianza e l’analisi dello stato clinico entro i limiti del campo dell’assistente sanitario, inclusa l’identificazione dei segnali di allerta.
- La coordinazione pluri-professionale e il contributo al dossier di cure, con un aspetto di trasmissioni scritte.
Raccomandiamo ai responsabili sanitari di pianificare queste formazioni in coppie assistente sanitario/infermiere referente. Formare l’assistente sanitario senza formare l’infermiere che supervisiona i suoi nuovi atti crea un angolo morto organizzativo che il riferimento non colma.

Supervisione degli infermieri e protocolli: il collegamento assente del riferimento 2026
Il testo normativo definisce gli atti, le competenze e le modalità di formazione. Non dice nulla sulle condizioni organizzative di attuazione. È qui che si approfondisce il divario tra il quadro giuridico e la realtà delle strutture.
Un atto autorizzato senza un protocollo interno aggiornato rimane un atto a rischio. L’assistente sanitario che esegue un gesto previsto dal riferimento ma non coperto da una procedura validata nella sua struttura si espone a una contestazione in caso di evento avverso. La responsabilità non ricade solo sul professionista: coinvolge anche la supervisione che non ha formalizzato il quadro di esercizio.
L’infermiere referente svolge un ruolo chiave che il riferimento menziona senza dettagli. Nelle strutture dove il rapporto infermiere/assistente sanitario è basso, la delega della sorveglianza clinica funziona per default piuttosto che per protocollo. Formare gli infermieri al loro ruolo di supervisione dei nuovi atti degli assistenti sanitari non è menzionato in alcun obbligo normativo, ma condiziona la sicurezza del dispositivo.
Le strutture che anticipano questa transizione investono su tre leve simultanee: riscrittura dei protocolli di cura integrando gli atti ampliati, formazione incrociata infermiere/assistente sanitario e configurazione degli strumenti digitali di tracciabilità. Quelle che si limitano a inviare i loro assistenti sanitari in formazione di aggiornamento senza toccare l’organizzazione interna otterranno solo una conformità amministrativa, non un reale aumento delle competenze.